Sapete come mi trattano?

Sapete come mi trattano?

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SapeteComeMiTrattano è un’iniziativa rivolta a chiunque voglia contribuire a fare luce su queste non più 

tollerabili zone d’ombra della nostra società testimoniando – con una foto, una vignetta, un filmato – il proprio pensiero e la propria creatività rispetto al tema della discriminazione o dell’esclusione sociale delle persone con disabilità. 

Storie di ordinaria discriminazione: sono le vicende quotidiane di molte persone con disabilità, di rado raccontate e divulgate dai mezzi di comunicazione. 

FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ritiene sia opportuno abbattere questo “muro del silenzio” e riportare in primo piano il racconto, i protagonisti e le storie che stanno dentro queste esperienze, in una forma efficace e comprensibile per tutti.

Per questo motivo FISH ha lanciato la seconda edizione del Concorso “Sapete come mi trattano?

Grazie ad Ilaria, che mi ha proposto di partecipare al contest in coppia, mi sono avvicinato ulteriormente a queste tematiche che da tempo mi stanno a cuore.

Ci siamo messi in gioco e dopo averci lavorato a lungo, abbiamo spedito la nostra proposta creativa.

Una foto, un gioco d’ombra e uno slogan. 

Non abbiamo vinto, ma è stata un’esperienza davvero gratificante. Di seguito la descrizione dell’opera e la proposta grafica.

Descrizione dell’opera

Con la seguente opera intendiamo “mettere in scena” una delle tante storie di ordinaria discriminazione, che spesso accadono nella nostra società. Possiamo idealmente suddividere lo scatto in due situazioni: da un lato, un gruppo di giovani in un contesto scherzoso che si intrattengono tra una risata e un bicchiere di vino; dall’altro la condizione di solitudine della persona diversamente abile.

Riteniamo che la forza della nostra opera, sia proprio quella di non mostrare fisicamente il soggetto sulla carrozzella, ma di proporre unicamente la sua proiezione. Attraverso l’ombra della persona diversamente abile infatti, emerge unicamente la propria condizione di emarginazione, caricandola così, di un significato tanto metaforico quanto reale. In quel preciso contesto, la persona, non esiste, è solo un’ombra su un muro bianco.

L’ombra della solitudine, dell’inadeguatezza; intrappolata nel limbo tra assenza/presenza. Inesistente e ingombrante allo stesso tempo.

L’ headline rafforza il messaggio: per qualcuno sono solo un’ombra. 

sapetecomemitrattano

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